L'altra gente

...c'è "l'altra gente", che merita un capitolo tutto per sé. In un paese che gli scatafascisti gongolanti definivano "spaccato a metà" esiste e resiste un piccolo grande popolo che ha scelto di infischiarsene delle contrapposizioni politiche e sociali e di affermare l'identità del singolo come cellula fondamentale per una reale unità spirituale: anarchico per attitudine e nomade per vocazione, pur non credendo a profeti e leader carismatici. Una repubblica democratica fondata sulla libertà, che alle bandiere preferisce gli striscioni con messaggi di pace e d'amore e può vantare dozzine di inni nazionali: ciascuno è libero di eleggere la "sua" canzone come inno, di battere una sua moneta emotiva e di spenderla come meglio crede. Questa nazione virtuale è distribuita in tutta Italia; la sua lingua ufficiale è il frutto dell'intreccio tra mille accenti diversi, delle contaminazioni tra il gergo degli adolescenti e il linguaggio degli adulti, del confronto paritario tra l'italiano essenziale della gente del popolo e quello forbito degli accademici. L'elemento che sorprende (e che manderebbe definitivamente in pappa i cervelloni degli istituti di statistica) è la varietà di questa gente, "l'altra gente", che sfugge a ogni possibile omologazione.
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